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03/06/2019

Sassolini che fanno paura

 

La diagnosi precoce tramite gli esami strumentali ha portato sempre più a identificare lesioni non palpabili o adirittura microscopiche.

Nel 60- 70 per cento dei casi si tratta infatti di formazioni naturali cui tutte le donne sono destinate ad andare incontro con il passare del tempo: esattamente come un tubo della lavatrice che a lungo andare può incrostarsi di calcare, lo stesso accade nei dotti e canali del nostro corpo, compresi quelli della mammella.

Nei casi restanti, tuttavia, possono anche essere il segnale di alterazione in un’area della ghiandola mammaria, quindi devono essere comunque monitorate attraverso gli esami di controllo.

Le microcalcificazioni sono formazioni più piccole che nel 30-40 per cento dei casi possono essere di altra natura e indicare non un accumulo di Sali, bensì un’alterazione delle cellule avviata verso la mutazione tumorale “.

Anche l’ecografia al seno è un esame molto prezioso, sia come supplemento alla mammografia sia come possibile alternativa a questa.

Altri esami spesso vengono richiesti per forte scrupolo, per essere sicuri al 100 per cento della reale natura delle microcalcificazioni.

In media, al 30-40 per cento delle pazienti a cui vengono prescritte ulteriori indagini viene confermata la benignità delle lesioni, ma per fugare ogni dubbio le microcalcificazioni sospette vanno sottoposte all’ esame istologico in laboratorio, che rivela la loro natura.

La tecnica più utilizzata a questo scopo si chiama agobiopsia o core biobsy, non è dolorosa, dura pochi minuti, si fa in anestesia locale e, subito dopo, la paziente può già tranquillamente tornare a casa.

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